ROI SEO: misurare gli investimenti.

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ROI SEO, come misurarlo? È possibile che, nonostante un buon keyword ranking e l’aumento delle visite, una campagna SEO si riveli insoddisfacente?


Con ROI SEO si intende la misurazione dei risultati ottenuti da una campagna di ottimizzazione sui motori di ricerca.
Per quanti sforzi i SEO facciano per ammantarsi di mistero, l’operazione è abbastanza semplice sebbene per niente scontata.

Domanda: non basta accertare che una o più parole chiave siano salite in vetta alle SERP, o che le visite al sito siano effettivamente aumentate, per verificare il buono o il cattivo esito di un’attività di Search Engine Optimization?

No: la verifica del “keyword ranking” è importante, ma non è sufficiente a determinare l’esatto ROI SEO.

Perché quando un cliente si affida ad uno specialista può anche chiedere di incrementare traffico e contatti, ma in realtà quel che davvero vuole è altro: desidera che a lievitare siano conversioni e fatturati, non i grafici di Analytics (o almeno non soltanto quelli).

Il ROI SEO è funzionale ai reali obiettivi

Prima di migliorare il codice Web, di elaborare contenuti “amichevoli” e di lanciare campagne di link building, il Search Engine Optimizer deve innanzitutto identificare con estrema esattezza le parole chiave più coerenti con il target del committente.

Se quelle keyword sono sbagliate, non risultano cioè del tutto pertinenti, con l’aumentare dei lead generati dal sito si registrerà anche un considerevole incremento del bounce rate. Cioè di quei visitatori che scappano via subito dopo aver effettuato l’accesso: la pagina sulla quale erano finiti non contiene le informazioni, o i prodotti, che effettivamente stavano cercando.

Appare chiaro che in questa circostanza il ROI SEO potrebbe sembrare comunque positivo: il traffico sale e le parole chiave svettano nelle SERP. Cosa potrebbe desiderare di più il cliente? Anche un netto miglioramento delle entrate di cassa, che in realtà continua a languire.

Strumenti, variabili e regole del Return On Investment

Perché il tasso di redditività possa essere agevolmente e realisticamente misurato è indispensabile che l’attività di ottimizzazione sia preceduta da una serie di benchmark. Solo così il ROI SEO potrà rivelarsi veritiero.

Quali misurazioni sono necessarie nelle fasi preliminari?

  1. Il fatturato del committente nei periodi che precedono la campagna, possibilmente circoscritto agli introiti (o comunque alle conversioni) generati dalle ricerche organiche.
  2. Il posizionamento delle keyword sulle quali si è deciso di puntare il focus.
  3. Il numero dei visitatori.
  4. Il benchmark di un numero più cospicuo di parole chiave genericamente coerenti con il core business.
  5. Il tasso di rimbalzo.

Con queste premesse il ROI SEO potrà essere facilmente calcolato attraverso le seguenti metriche:

  1. Conversioni.
  2. Keyword ranking.
  3. Traffic ranking.
  4. Indexing.
  5. Bounce rate.

Nell’ipotesi in cui gli indici dei punti 1, 2 e 3 siano favorevoli il ROI SEO è, senza alcun dubbio, positivo. Ma sarebbe un peccato fermarsi a questa valutazione.

Perché gli accapo 4 e 5 non soltanto possono rivelare eventuali errori commessi nella selezione delle “branding keyword”, cioè delle parole chiavi più importanti. Possono, con pari utilità, fornire preziose informazioni che se opportunamente filtrate consentono di migliorare ulteriormente il Return On Investment. Come?

Ottimizzando keyword il cui valore era stato sottovalutato, involontariamente o con il consapevole obiettivo di concedere maggiore spazio ad alternative più preziose. Oppure migliorando l’efficacia delle landing page approntate per l’acquisizione e la conversione dei contatti.

Un ultimo cenno va agli strumenti di analisi. Fra tutti svettano Google Analytics e Google Webmaster Tool. Quest’ultimo in particolare fornisce un tool prezioso per la valutazione di impressioni, click, variazioni e dunque ROI SEO (in alcuni dei suo fondamentali aspetti). Unico limite: i dati si aggiornano con relativa lentezza.


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2 Commenti

  1. Io lo dico sempre che la SEO non si fa guardando le serp, ma con gli strumenti di monitoraggio sempre aperti. Uno dei problemi che riscontro più spesso è la mancanza di una buona analisi preliminare che inquadri e definisca bene le potenzialità di un progetto web. Se questo sembra poco attinente con la SEO più tecnica, alla lunga diventa determinante. Al di là di questo suggerisco sempre di lasciar stare almeno inizialmente le parole chiavi principali se il livello di concorrenza è elevato e dedicarsi a coltivare le secondarie e le laterali. Come fai notare, la posizione in serp di una chiave è l’ultima cosa da guardare. Domandiamoci qual è il valore e quale lavoro svolgere chiave per chiave. Sennò andiamo alla cieca 🙂

    • Ben detto Francesco! :] E gradevole blog il tuo seogarden.net.

      Grazie del contributo. 🙂

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